Uno dei temi più delicati che sono emersi negli ultimi anni nell'ambito dei rapporti commerciali internazionali è rappresentato dalla stipulazione di contratti derivati (o swap) da parte dei comuni italiani con banche estere o italiane ma sottoposti ad una legge diversa da quella italiana. Gli swap costituiscono una particolare fattispecie contrattuale la quale, sebbene miri a svolgere una funzione di copertura nei confronti di un rischio finanziario precedentemente assunto, possiede una intrinseca natura speculativa. Per tale motivo la stipulazione di swap da parte dei comuni italiani risulta poco compatibile con i principi di finanza pubblica che devono essere osservati da tutti gli enti pubblici. Anche se questi ultimi sottoscrivono contratti sottoposti ad una legge straniera più indulgente nei confronti di tali strumenti finanziari, il profilo della loro capacità resta regolato dalla legge italiana, e tanto sia in base alle norme di conflitto italiane quanto a quelle di altri Stati. Alla luce di tali osservazioni si sottopone a severa critica una pronuncia della High Court inglese in quanto non in linea con lo stesso d.i.p. inglese e la cui esecuzione in Italia rischia di essere frustrata dalla violazione di principi fondamentali integranti l'ordine pubblico italiano.

Local Authorities' Capacity to Sign Derivative Contracts: the (mis)application of Italian Law by England and Wales High Court

Roberto Ruoppo
2022-01-01

Abstract

Uno dei temi più delicati che sono emersi negli ultimi anni nell'ambito dei rapporti commerciali internazionali è rappresentato dalla stipulazione di contratti derivati (o swap) da parte dei comuni italiani con banche estere o italiane ma sottoposti ad una legge diversa da quella italiana. Gli swap costituiscono una particolare fattispecie contrattuale la quale, sebbene miri a svolgere una funzione di copertura nei confronti di un rischio finanziario precedentemente assunto, possiede una intrinseca natura speculativa. Per tale motivo la stipulazione di swap da parte dei comuni italiani risulta poco compatibile con i principi di finanza pubblica che devono essere osservati da tutti gli enti pubblici. Anche se questi ultimi sottoscrivono contratti sottoposti ad una legge straniera più indulgente nei confronti di tali strumenti finanziari, il profilo della loro capacità resta regolato dalla legge italiana, e tanto sia in base alle norme di conflitto italiane quanto a quelle di altri Stati. Alla luce di tali osservazioni si sottopone a severa critica una pronuncia della High Court inglese in quanto non in linea con lo stesso d.i.p. inglese e la cui esecuzione in Italia rischia di essere frustrata dalla violazione di principi fondamentali integranti l'ordine pubblico italiano.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11566/309816
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