L’insegnamento dell’urbanistica è notevolmente cambiato cosi come è cambiato il ruolo dell’urbanistica nelle politiche pubbliche. Tali cambiamenti, se nel primo caso sono intervenuti consapevolmente e per una precisa volontà di docenti e ricercatori di introdurre nell’attività didattica le innovazioni disciplinari, nel secondo caso sono intervenuti anche inconsapevolmente, cioè sotto la spinta delle comunità insediate: questione ecologica e rilevanza della comunità locale come stakeholder di riferimento per le politiche pubbliche, profonde trasformazioni dell’economia globalizzata ed effetti sul mercato immobiliare, insieme alle innovazioni tecnologiche e strumentali sono alcuni dei motivi di cambiamento. Inoltre, così come molteplici sono i concetti che la Stenger (1987) definisce “nomadi”, e che contraddistinguono questi percorsi rispetto alla disciplina tradizionale, altrettanto interessanti e fecondi sono i raccordi interdisciplinari tra urbanistica tecnica, progetto urbano, sociologia, scienze ecologiche e dell’intelligenza artificiale, in un’ottica integrata (Campbell, 2014). Rispetto a questo stato dell’arte, si intende approfondire i cambiamenti in atto e proporre possibili scenari di evoluzione della disciplina e delle sue modalità formative, di ricerca e innovazione, anche attraverso brevi riferimenti a casi studio. Nel caso delle scienze sociali, rispetto a quelle naturali, la funzione della ricerca scientifica, secondo l’approccio del razionalismo critico popperiano (Popper, 1970), sarebbe quella di correggere o sostituire una teoria esistente in modo da riuscire a spiegare i fatti che l’hanno messo in crisi, seguendo la sequenza problemi-teorie-critiche. Questa visione della ricerca, secondo alcuni autori (Ricolfi, 1997), è incapace di rappresentare le modalità di evoluzione delle scienze sociali in cui la ricerca non nasce e non si sviluppa a partire da questioni critiche di cui non si riesce a spiegare la genesi in modo soddisfacente (teorie in crisi), ma piuttosto a partire da “domande”, ovvero da bisogni di conoscenza esplicitamente tradotti in interrogazioni sulla realtà (Boudon - Lazarsfeld, 1969). Questo è accaduto almeno in parte anche nella evoluzione dell’insegnamento della pianificazione e dell’urbanistica, in cui è stato necessario rispondere a nuove domande (questione ambientale, nuovi ruoli delle comunità insediate, nuovi modelli economici sempre meno “territorializzati”. Scandurra 1995; Forester 1999, Shon, 1987) differenti da quelle per le quali era nata l’urbanistica tradizionale (domanda di salute pubblica, governo di dinamiche economiche fortemente “territori alizzate” e basate su località centrali). Pertanto, in coerenza con questo approccio, nei casi di ricerca empirica si cercano risposte a domande di conoscenza piuttosto che soluzioni ai problemi di teoria (Olesen, 2018). Dopo aver descritto gli approcci che costituiscono la base teorica per la ricerca qualitativa nella pianificazione urbanistica si forniranno alcuni indicazioni in un’ottica di conoscenza e di risposta ad esigenze empiriche dei fruitori dell’urbanistica, individuando differenti domande e molteplici utenti che l’urbanistica tradizionale ha trascurato in favore dell’unico soggetto capace effettivamente di promuovere il piano comunale, ossia gli imprenditori edili. Lo studio si conclude delineando possibili sviluppi futuri per l’insegnamento dell’urbanistica correlati ai potenziali scenari di sviluppo della disciplina.

L’urbanistica: scienza sociale e plurale. Tra conoscenza scientifica e innovazione.

francesco rotondo
Primo
Writing – Original Draft Preparation
;
2020

Abstract

L’insegnamento dell’urbanistica è notevolmente cambiato cosi come è cambiato il ruolo dell’urbanistica nelle politiche pubbliche. Tali cambiamenti, se nel primo caso sono intervenuti consapevolmente e per una precisa volontà di docenti e ricercatori di introdurre nell’attività didattica le innovazioni disciplinari, nel secondo caso sono intervenuti anche inconsapevolmente, cioè sotto la spinta delle comunità insediate: questione ecologica e rilevanza della comunità locale come stakeholder di riferimento per le politiche pubbliche, profonde trasformazioni dell’economia globalizzata ed effetti sul mercato immobiliare, insieme alle innovazioni tecnologiche e strumentali sono alcuni dei motivi di cambiamento. Inoltre, così come molteplici sono i concetti che la Stenger (1987) definisce “nomadi”, e che contraddistinguono questi percorsi rispetto alla disciplina tradizionale, altrettanto interessanti e fecondi sono i raccordi interdisciplinari tra urbanistica tecnica, progetto urbano, sociologia, scienze ecologiche e dell’intelligenza artificiale, in un’ottica integrata (Campbell, 2014). Rispetto a questo stato dell’arte, si intende approfondire i cambiamenti in atto e proporre possibili scenari di evoluzione della disciplina e delle sue modalità formative, di ricerca e innovazione, anche attraverso brevi riferimenti a casi studio. Nel caso delle scienze sociali, rispetto a quelle naturali, la funzione della ricerca scientifica, secondo l’approccio del razionalismo critico popperiano (Popper, 1970), sarebbe quella di correggere o sostituire una teoria esistente in modo da riuscire a spiegare i fatti che l’hanno messo in crisi, seguendo la sequenza problemi-teorie-critiche. Questa visione della ricerca, secondo alcuni autori (Ricolfi, 1997), è incapace di rappresentare le modalità di evoluzione delle scienze sociali in cui la ricerca non nasce e non si sviluppa a partire da questioni critiche di cui non si riesce a spiegare la genesi in modo soddisfacente (teorie in crisi), ma piuttosto a partire da “domande”, ovvero da bisogni di conoscenza esplicitamente tradotti in interrogazioni sulla realtà (Boudon - Lazarsfeld, 1969). Questo è accaduto almeno in parte anche nella evoluzione dell’insegnamento della pianificazione e dell’urbanistica, in cui è stato necessario rispondere a nuove domande (questione ambientale, nuovi ruoli delle comunità insediate, nuovi modelli economici sempre meno “territorializzati”. Scandurra 1995; Forester 1999, Shon, 1987) differenti da quelle per le quali era nata l’urbanistica tradizionale (domanda di salute pubblica, governo di dinamiche economiche fortemente “territori alizzate” e basate su località centrali). Pertanto, in coerenza con questo approccio, nei casi di ricerca empirica si cercano risposte a domande di conoscenza piuttosto che soluzioni ai problemi di teoria (Olesen, 2018). Dopo aver descritto gli approcci che costituiscono la base teorica per la ricerca qualitativa nella pianificazione urbanistica si forniranno alcuni indicazioni in un’ottica di conoscenza e di risposta ad esigenze empiriche dei fruitori dell’urbanistica, individuando differenti domande e molteplici utenti che l’urbanistica tradizionale ha trascurato in favore dell’unico soggetto capace effettivamente di promuovere il piano comunale, ossia gli imprenditori edili. Lo studio si conclude delineando possibili sviluppi futuri per l’insegnamento dell’urbanistica correlati ai potenziali scenari di sviluppo della disciplina.
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