Nell’ambito della riorganizzazione delle provincie voluta dal governo presieduto da Benito Mussolini nel 1926, l’Abruzzo vede ridisegnato il suo assetto territoriale in favore di una provincia costiera, il cui territorio viene ritagliato dalle provincie di Chieti, Teramo e L’Aquila. Il suo capoluogo risulta dalla fusione dei due piccoli centri di Castellamare Adriatico e Pescara, affacciati sulle due sponde della foce del fiume Pescara. La favorevole posizione sulla costa e all’incrocio delle nuove linee ferroviarie Adriatica e per Roma assegna alla nuova città un ruolo simbolico che rende più accesa l’antica contesa tra le cittadine e le due provincie di Chieti e Teramo. Gabriele D’Annunzio, pescarese, suggerisce al Duce la soluzione di una provincia tutta marittima, mentre il teramano Giacomo Acerbo la vorrebbe tutta interna e agricola. La prima reazione della giunta comunale della vecchia Pescara al telegramma del 6 dicembre 1926, con cui il capo del Governo annuncia l’unificazione e la creazione di una nuova provincia, è la rivendicazione sul proprio territorio della sede delle più importanti istituzioni. La soluzione scelta sarà all’opposto: il Podestà Berardo Montani (teramano), che si insedia alla guida della nuova città a gennaio 1928, deciderà di assegnare al fiume, fino ad allora confine territoriale ed elemento di separazione, il ruolo di catalizzatore del nuovo assetto. Da qui nascono i progetti dell’architetto Vincenzo Pilotti che concepisce il centro monumentale della nuova città, una piazza ottagonale chiamata ad accogliere tutti i palazzi delle nuove istituzioni, il Palazzo del Governo, il Palazzo di Città, il Palazzo degli Uffici, il Tribunale, la Cattedrale, e persino una città degli studi. Il presente contributo propone di ripercorrere le fasi salienti di questa vicenda, tra entusiasmi, contese e fallimenti, fino alla costruzione della piazza dei Vestini, che ancora oggi segna il volto della moderna Pescara.
Pescara quarta provincia d'Abruzzo: l'invenzione della città capoluogo (1927-1943) / Alici, Antonello. - STAMPA. - (2025), pp. 187-200.
Pescara quarta provincia d'Abruzzo: l'invenzione della città capoluogo (1927-1943)
Antonello aliciWriting – Review & Editing
2025-01-01
Abstract
Nell’ambito della riorganizzazione delle provincie voluta dal governo presieduto da Benito Mussolini nel 1926, l’Abruzzo vede ridisegnato il suo assetto territoriale in favore di una provincia costiera, il cui territorio viene ritagliato dalle provincie di Chieti, Teramo e L’Aquila. Il suo capoluogo risulta dalla fusione dei due piccoli centri di Castellamare Adriatico e Pescara, affacciati sulle due sponde della foce del fiume Pescara. La favorevole posizione sulla costa e all’incrocio delle nuove linee ferroviarie Adriatica e per Roma assegna alla nuova città un ruolo simbolico che rende più accesa l’antica contesa tra le cittadine e le due provincie di Chieti e Teramo. Gabriele D’Annunzio, pescarese, suggerisce al Duce la soluzione di una provincia tutta marittima, mentre il teramano Giacomo Acerbo la vorrebbe tutta interna e agricola. La prima reazione della giunta comunale della vecchia Pescara al telegramma del 6 dicembre 1926, con cui il capo del Governo annuncia l’unificazione e la creazione di una nuova provincia, è la rivendicazione sul proprio territorio della sede delle più importanti istituzioni. La soluzione scelta sarà all’opposto: il Podestà Berardo Montani (teramano), che si insedia alla guida della nuova città a gennaio 1928, deciderà di assegnare al fiume, fino ad allora confine territoriale ed elemento di separazione, il ruolo di catalizzatore del nuovo assetto. Da qui nascono i progetti dell’architetto Vincenzo Pilotti che concepisce il centro monumentale della nuova città, una piazza ottagonale chiamata ad accogliere tutti i palazzi delle nuove istituzioni, il Palazzo del Governo, il Palazzo di Città, il Palazzo degli Uffici, il Tribunale, la Cattedrale, e persino una città degli studi. Il presente contributo propone di ripercorrere le fasi salienti di questa vicenda, tra entusiasmi, contese e fallimenti, fino alla costruzione della piazza dei Vestini, che ancora oggi segna il volto della moderna Pescara.| File | Dimensione | Formato | |
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