La valutazione del rischio biologico è regolamentata dai Titoli X e X-bis (D.Lgs.81/08). Stimare il rischio consente di attuare idonee misure preventive nei confronti del lavoratore. Lo scopo del lavoro è di elaborare un metodo valutativo del rischio biologico in ambito ospedaliero basato su un indice di rischio numerico che rispecchi l’effettiva variabilità di esposizione degli operatori. Il metodo proposto è basato su quello elaborato da INAIL per la valutazione del rischio biologico negli ambulatori “Prime cure”, riadattato alla complessità ospedaliera. Per ogni reparto sono stati definiti rilevanti i seguenti parametri: 1) Tipologia e quantità delle procedure a rischio eseguite; 2) Presenza di pazienti portatori di malattie trasmissibili; 3) Conoscenza delle idonee procedure atte a garantire un’adeguata prevenzione; 4) Utilizzo di DPI e formazione degli operatori. E’ stato somministrato un questionario ai 71 reparti degli Ospedali Riuniti di Ancona. La rielaborazione delle risposte ottenute è stata integrata con dati provenienti dalle notifiche per malattie trasmissibili e dalle denunce di infortunio professionale. La corretta pesatura di taluni parametri ha contribuito al calcolo dell’indice di rischio finale. Si evincono differenze significative per ciascun reparto. Le aree con maggior numero di manovre a rischio sono le stesse che conoscono ed attuano maggiormente adeguate procedure preventive. Le terapie intensive, pur svolgendo attività ad elevata potenzialità di contaminazione, sono quelle che meglio conoscono idonee misure preventive. I reparti in cui l’applicazione delle procedure risulta più critica sono quelli dell’area dell’emergenza, presumibilmente a causa della tipologia di lavoro più frenetica e meno programmabile, e quella dei servizi, probabilmente per una diminuita percezione del rischio. Lo studio svolto ha permesso di elaborare un’indice numerico volto a stimare il rischio di subire una infezione oc- cupazionale da parte degli operatori sanitari. L’analisi dei risultati ottenuti ha evidenziato un livello di rischio biologico “minimo” comune a tutte le aree. Il ri- schio cresce in funzione di tipologia/quantità di manovre invasive eseguite, nonché della presenza di pazienti por- tatori di malattie trasmissibili, ma può essere abbattuto mediante la corretta applicazione di procedure preventive.

ESPOSIZIONE PROFESSIONALE AL RISCHIO BIOLOGICO IN AMBITO OSPEDALIERO: PROPOSTA DI UN METODO DI VALUTAZIONE

D’Errico MM
Ultimo
2022-01-01

Abstract

La valutazione del rischio biologico è regolamentata dai Titoli X e X-bis (D.Lgs.81/08). Stimare il rischio consente di attuare idonee misure preventive nei confronti del lavoratore. Lo scopo del lavoro è di elaborare un metodo valutativo del rischio biologico in ambito ospedaliero basato su un indice di rischio numerico che rispecchi l’effettiva variabilità di esposizione degli operatori. Il metodo proposto è basato su quello elaborato da INAIL per la valutazione del rischio biologico negli ambulatori “Prime cure”, riadattato alla complessità ospedaliera. Per ogni reparto sono stati definiti rilevanti i seguenti parametri: 1) Tipologia e quantità delle procedure a rischio eseguite; 2) Presenza di pazienti portatori di malattie trasmissibili; 3) Conoscenza delle idonee procedure atte a garantire un’adeguata prevenzione; 4) Utilizzo di DPI e formazione degli operatori. E’ stato somministrato un questionario ai 71 reparti degli Ospedali Riuniti di Ancona. La rielaborazione delle risposte ottenute è stata integrata con dati provenienti dalle notifiche per malattie trasmissibili e dalle denunce di infortunio professionale. La corretta pesatura di taluni parametri ha contribuito al calcolo dell’indice di rischio finale. Si evincono differenze significative per ciascun reparto. Le aree con maggior numero di manovre a rischio sono le stesse che conoscono ed attuano maggiormente adeguate procedure preventive. Le terapie intensive, pur svolgendo attività ad elevata potenzialità di contaminazione, sono quelle che meglio conoscono idonee misure preventive. I reparti in cui l’applicazione delle procedure risulta più critica sono quelli dell’area dell’emergenza, presumibilmente a causa della tipologia di lavoro più frenetica e meno programmabile, e quella dei servizi, probabilmente per una diminuita percezione del rischio. Lo studio svolto ha permesso di elaborare un’indice numerico volto a stimare il rischio di subire una infezione oc- cupazionale da parte degli operatori sanitari. L’analisi dei risultati ottenuti ha evidenziato un livello di rischio biologico “minimo” comune a tutte le aree. Il ri- schio cresce in funzione di tipologia/quantità di manovre invasive eseguite, nonché della presenza di pazienti por- tatori di malattie trasmissibili, ma può essere abbattuto mediante la corretta applicazione di procedure preventive.
2022
9788894263848
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11566/296663
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